Laboratorio: perché?

Organizzare laboratori esperienziali è una delle attività di una counselor, a me piace tantissimo. Ne ho organizzati diversi, sulle emozioni, sulle dinamiche relazionali, tra genitori e figli, di coppia, sulla assertività, la gestione del tempo, la comunicazione.

Come mai laboratori e non seminari?

Il seminario prevede la presenza di un esperto del tema che espone il suo sapere ad una platea, a senso unico. Come se ci fossero due contenitori, uno tanto pieno, l’altro tanto meno: durante il seminario  l’esperto travasa un po’ di contenuto da sé alla platea. Il tutto avviene sul piano cognitivo. Poi si torna a casa, con il contenitore del sapere un pochino più pieno di prima.

Vi domando: ora che ne sapete un po’ di più, ad esempio, sulle dinamiche interpersonali, sapete anche come rendere le vostre relazioni più soddisfacenti? Purtroppo no. Sapere la teoria non basta, avete bisogno di fare pratica. Non avete forse fatto così per prendere la patente di guida? O quando avete imparato a mangiare da soli?

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Chi sta gridando?

Una sorta di quiete dei primi giorni di settembre vede le persone ancora abbronzate rientrare nei luoghi della quotidianità. Malgrado il riposo e l’essere rigenerati, l’umore non è alto. I media parlano di ricerche fatte da scienziati per spiegare il perché ci ritroviamo così, quasi scarichi. Come se ci servisse a qualcosa, sapere il perché.

In quest’aria un po’ rarefatta, urla sgolate di bambini piccoli un po’ infastidiscono anche il mio di torpore, all’inizio penso a quale forma di violenza stiano subendo al nido qui vicino; e a cosa potrebbero fare le maestre per evitare tanto sgolarsi. O forse per evitare di infastidire la mia concentrazione intorpidita. Poi, conoscendo la qualità dei servizi del nido in questione, ho pensato che forse le maestre sanno bene com’è il loro lavoro e lo stanno facendo. I bambini pure.

I bambini piangono, urlano forte, e dicono a loro modo tutto il disappunto nel fatto che non stanno più nel loro ambiente familiare, con i genitori o coi nonni, magari al mare o in qualche altro posto ameno. Ogni tanto il pianto si placa, e poi a voci alterne qualcuno riparte.

Il pensiero allora va a quando quel bambino o bambina, che stamattina non ne vuol sapere, tra qualche anno sarà alle elementari,  poi alle superiori, e ancora più in là, intorpidito pure lui o lei, riprenderà il suo lavoro dopo la pausa estiva.

Che succede quando cresciamo? In che modo sfoghiamo tutto il nostro disappunto? Che fine fa quel bambino capace di strillare così forte?

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Dal corpo alla mente

Eccovi qua, rientrati dalla pausa estiva: comunque sia andata, avrete visto luoghi e persone diversi dal solito, mangiato in modi e posti diversi da quelli di tutti i giorni. E per far memoria del benessere goduto avrete scattato foto a qualunque angolo, piatto, mare, sentiero, volto, sorriso, avrete postato e condiviso affinché anche gli altri sappiano di quanto siete stati bene!

E quando state bene, vi viene voglia di fare qualche cambiamento nella vostra vita per renderla migliore: vado a lavoro in bicicletta, quest’anno mi iscrivo in palestra, è arrivato il momento di imparare una lingua nuova, mi iscrivo al corso di sommelier e così via. Basta stare un po’ meglio per sentire che cambiare qualcosa è possibile.

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Vorrei

Vorrei che fosse oggi in un attimo già domani
per stravolgere in un attimo tutti i miei piani
perché sarà migliore e io sarò migliore
                 come un bel film che lascia tutti senza parole                                   [La fine, Tiziano Ferro]

Quando senti il guizzo, l’intuizione che la tua vita può cambiare, il desiderio che si affaccia dentro di te, non rimandare, cogli al volo e vai. Per una volta segui l’istinto, metti un piede fuori dalla tua zona di comfort e vai. Se l’hai pensato, anche solo per un momento, significa che sei pronto, che è arrivato il momento di avviare il cambiamento che hai tanto desiderato e accarezzato dentro di te.
Ora, questo è il momento giusto per iniziare una strada nuova.
Potresti aver paura sì! e raccontarti scuse e alibi per non iniziare, e rimandare ancora raccontandoti che non meriti di stare meglio, e che la felicità alla fine non esiste. E via, tutto nel secchio. Continua a leggere Vorrei